L’empatia: fondamento della relazione terapeutica

Pubblicato il 4 aprile 2025 alle ore 15:15

Cos’è davvero l’empatia?

L’empatia è la capacità di comprendere profondamente lo stato emotivo di un’altra persona, di “mettersi nei suoi panni” senza confondere i propri vissuti con quelli dell’altro. Non si tratta solo di capire intellettualmente ciò che l’altro prova, ma di riuscire a entrare in risonanza con le sue emozioni, mantenendo al contempo una sana distanza emotiva.

Contrariamente a quanto si possa pensare, non tutti gli esseri umani sono naturalmente empatici. Alcuni possono avere difficoltà a riconoscere o ad accogliere le emozioni altrui per motivi legati alla loro storia personale, alle loro difese psicologiche o a tratti di personalità. L’empatia, dunque, non è un dato scontato, ma una competenza che può essere coltivata e affinata.

 

Perché l’empatia è fondamentale per lo psicologo e il terapeuta.

In ambito clinico, l’empatia è uno strumento centrale nella costruzione dell’alleanza terapeutica, ovvero quel legame di fiducia e collaborazione tra paziente e professionista che costituisce il cuore del processo di cura.

Uno psicologo empatico:

Accoglie il paziente nel qui e ora, validando le sue emozioni e offrendo uno spazio sicuro dove poterle esplorare;

Rende possibile la destrutturazione di schemi mentali rigidi, aiutando il paziente a vedere sé stesso e le sue esperienze da una prospettiva nuova;

Rende il processo terapeutico più umano e meno giudicante, facilitando l’apertura e la condivisione;

Favorisce una relazione basata sulla fiducia, sull’ascolto attivo e sull’autenticità.

Senza empatia, il rischio è che il terapeuta appaia distante, tecnico, oppure intrusivo. L’empatia, invece, non è passività, ma una presenza attiva, sintonizzata e partecipe, capace di stare accanto al paziente nei momenti di sofferenza senza annullarsi in essa.

 

Come sviluppare l’empatia?

Sebbene possa avere una base innata, l’empatia si può educare e coltivare. Ecco alcuni spunti per chi desidera accrescerla:

Ascolto profondo: allenarsi a non interrompere, non giudicare e non voler “aggiustare” subito l’altro. Solo ascoltare.

Osservazione delle emozioni: provare a leggere i segnali non verbali (sguardo, postura, tono di voce) per cogliere ciò che spesso non viene detto a parole.

Autoconsapevolezza: conoscere le proprie emozioni e saperle distinguere da quelle dell’altro è fondamentale per un’empatia autentica e non confusiva.

Lettura e narrazione: immergersi nelle storie degli altri, attraverso romanzi, film o racconti, allena la mente e il cuore a vedere il mondo con occhi diversi.

Mindfulness e presenza: essere presenti nel momento aiuta a cogliere davvero l’altro, senza distrazioni o pregiudizi.

 

In conclusione, l’empatia è il filo invisibile che unisce terapeuta e paziente in un cammino condiviso verso la consapevolezza, la cura e la trasformazione. Non è un’abilità “soft”, ma una competenza profonda, potente e necessaria, che ogni professionista della salute mentale è chiamato a coltivare ogni giorno.


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